
(Attività
di ricerca e sperimentazione agraria
dinteresse
regionale
finanziata
dalla Regione Marche ai sensi della L.R.37/99)
|
Qual
è il problema?
Lagricoltura
convenzionale è caratterizzata dalla semplificazione degli avvicendamenti, dalla
rimozione dei residui colturali, dallabbandono del legame tra coltivazioni e
allevamenti che costituivano una fonte di fertilizzanti organici, dallintensivizzazione
delle pratiche colturali.
Per
tali motivi, pur assistendo ad importanti incrementi delle rese, si sono verificati
considerevoli effetti collaterali negativi.
Questi
si manifestano in termini di riduzione della sostanza
organica e
quindi della fertilità fisica, microbiologica e chimica, aumento dellerosione
idrica ed eolica e del dilavamento di elementi chimici, perdita di efficacia delle normali
pratiche colturali.
Cosa
è necessario
La
fertilità dei nostri suoli rappresenta una risorsa accumulata nel corso di secoli di
coltivazione che la moderna agricoltura sta dilapidando. In unottica di agricoltura
sostenibile uno degli obiettivi primari è dunque la necessità di arrestare (e, se
possibile, invertire) il più o meno rapido declino della dotazione di sostanza organica
dei terreni a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Ciò è possibile attraverso lintroduzione
(o la re-introduzione) di pratiche agricole più conservative.
In
tale contesto appare di notevole interesse il ritorno a rotazioni lunghe che prevedano unadeguata
alternanza tra colture sfruttanti e colture miglioratrici e lutilizzo in agricoltura
di materiali organici di scarto in sostituzione degli ammendanti tradizionali quali il
letame.
In
particolare il compostaggio della frazione organica di rifiuti provenienti da fonti
diverse consentirebbe il duplice vantaggio di approvvigionare il suolo di sostanza
organica ben umificata e di riciclare risorse il cui destino alternativo sarebbe lo
smaltimento in discarica, con costi ambientali ed economici che sono a tutti noti.
Lobiettivo
della sperimentazione
Il
progetto di ricerca Tecniche agronomiche per la conservazione dei suoli
agrari e per il miglioramento della fertilità, che prosegue unattività
di sperimentazione iniziata nel 1993, intende valutare leffetto sulla fertilità del
terreno derivato da:
-
utilizzo
del compost
come ammendante;
-
reintroduzione
di rotazioni
lunghe e colture miglioratrici;
-
uso
di tecniche
di lavorazione conservative.
A
chi ci rivolgiamo
-
Imprese
agricole e imprese agro-meccaniche;
-
Imprese
e enti pubblici che si occupano del recupero e trattamento dei di materiali di scarto da
inviare al compostaggio;
-
Industria
di costruzione macchine agricole;
-
Industria
agro-alimentare;
-
Divulgatori
e tecnici agricoli;
-
Enti
pubblici e istituti di ricerca che operano nel campo dello sviluppo sostenibile e della
conservazione delle risorse naturali;
-
Associazioni
e opinione pubblica interessate alla salvaguardia dellambiente.
Cosa
facciamo
Ogni
anno sono previsti limpianto, i rilievi, la raccolta, le analisi di laboratorio e lelaborazione
dei dati provenienti dalle seguenti prove:
-
Campo
sperimentale
di confronto tra:
§ rotazioni
colturali alternative e monosuccessione;
§ diverse
dosi di compost;
-
Campi dimostrativi
di confronto su
frumento duro tra tecniche di lavorazione tradizionali e tecniche conservative (minima
lavorazione e semina su sodo)
-
Prove
in campo di valutazione di attrezzature per la distribuzione del compost.
Inoltre
sono organizzate attività divulgative:
-
incontri
tecnici;
-
convegni;
-
pubblicazioni.
Cosa
valutiamo
-
Gli
effetti delle rotazioni e dellapporto del compost su:
§ caratteristiche
del terreno (chimiche, fisiche e biologiche);
§ rischio
di accumulo di sostanze nocive;
§ quantità
e qualità delle produzioni.
-
Gli
effetti delle lavorazioni conservative su:
§ quantità
e qualità delle produzioni di frumento duro;
§ costi
e tempi dei cantieri di lavoro.
-
Le
caratteristiche duso di attrezzature specifiche per la distribuzione di compost in
pieno campo nei nostri areali.
I
nostri partner nel progetto
§ Dipartimento
di Biotecnologie Agrarie ed Ambientali Università degli Studi di Ancona: supporto
scientifico; |
|
§ ASSAM,
Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche: analisi
del terreno e del compost; |
|
§ COSMARI
Consorzio Intercomunale per il Disinquinamento Ambientale: fornitura
del compost e della macchina distributrice; |
|
§ A.P.I.M.A.I.
Associazione Provinciale delle Imprese di Meccanizzazione Agricola e Industriale di
Macerata: sensibilizzazione
degli associati e prove di distribuzione del compost; |
|
§ A.I.G.A.Co.S.
Associazione Italiana per la Gestione Agronomica e Conservativa del suolo: referente in Italia del progetto LIFE promosso dallECAF
(Federazione Europea per lAgricoltura Conservativa); |
|
§ Fondazione
Giustiniani Bandini: disponibilità
dellazienda per le prove in campo. |
|
Premessa
I
terreni agrari italiani nellultimo mezzo secolo sono andati incontro ad una forte
diminuzione del contenuto in humus,
con gravi conseguenze sulla loro fertilità.
Risulta
pertanto evidente linteresse di:
§ verificare
leffetto del ritorno a rotazioni più ampie e diversificate;
§ recuperare
sostanza organica da settori non agricoli.
Fra
le varie possibilità ipotizzabili, una delle più interessanti risulta senzaltro lutilizzo
di compost prodotto con matrici
organiche provenienti da rifiuti. Se da una parte esso può rappresentare una preziosa
fonte di sostanza organica e di elementi nutritivi per il terreno, dallaltra è ben
noto il rischio legato alla concentrazione di elementi potenzialmente inquinanti.
Per
uno studio approfondito di queste problematiche sono necessarie prove sperimentali di
lunga durata, che consentono la valutazione del comportamento di tutte le specie presenti
nelle rotazioni, nonché di quello complessivo delle successioni stesse.
Campo
sperimentale
Tale
campo, ubicato a Tolentino nelle vicinanze della sede del CERMIS, prevede attualmente il
confronto tra:
§ tesi
principale: rotazione colturale
quinquennale (frumento duro barbabietola da zucchero frumento duro
medica medica) e monosuccessione di frumento duro;
§ tesi
secondaria: diverse dosi di compost (0, 10, 20, 30, 40 t/ha di s.s.);
Lattività
sperimentale è iniziata nel 1993. Nel primo quinquennio è stato realizzato il confronto
di tre avvicendamenti colturali (frumento in monosuccessione, frumento/bietola,
frumento/cece) e di tre dosi di compost (0, 5, 10 t/ha di s.s.). Sono state utilizzate
parcelle di circa 320 m2 distribuite in quattro repliche secondo uno schema a
blocco randomizzato. Nel 1997 è stata sostituita la rotazione biennale con una
quinquennale (frumento-bietola-frumento-medica-medica), confrontandola con la
monosuccessione di frumento.
Anche
i quantitativi di compost distribuiti e le matrici di origine sono cambiate negli anni:
passando da dosi basse (stabilite per legge) di prodotto proveniente dalla raccolta
indifferenziata di rifiuti urbani a dosi alte (40 t/ha di sostanza secca) di Compost di
qualità proveniente da una selezione allorigine delle matrici organiche.
Schema
riassuntivo dellevoluzione della prova:
PERIODO
TESI |
ANNI
1993-1996 |
ANNI
1997-2000 |
ANNI
2001-2003 |
ROTAZIONE |
|
|
|
tesi
1 |
frumento
duro/ frumento duro |
Frumento
duro/ frumento duro |
frumento
duro/frumento duro |
tesi
2 |
frumento
duro/ bietola |
medica/
medica/ frumento duro/ bietola/ frumento duro |
|
tesi
3 |
frumento
duro/ cece |
- |
- |
|
|
|
|
COMPOST |
da
raccolta indifferenziata (R.S.U.) |
Da
fanghi e residui cellulosici |
ammendante
compostato misto (ai
sensi DM 27/3/98) |
tesi
1 |
D0=test non ammendato
|
D0=test
non ammendato |
D0=test
non ammendato |
tesi
2 |
D50=5
t/ha di s.s. |
D50=15
t/ha di s.s. |
D0+=test
concimato chimicamente |
tesi
3 |
D100=10
t/ha di s.s. |
D100=30
t/ha di s.s. |
D100=10
t/ha di s.s. |
tesi
4 |
- |
- |
D200=20
t/ha di s.s. |
tesi
5 |
- |
- |
D300=30
t/ha di s.s. |
tesi
6 |
- |
- |
D400=40
t/ha di s.s. |
La
ricerca in corso ha lo scopo di valutare:
§ Gli effetti
sulle caratteristiche chimico-fisiche del terreno dellapporto del compost e/o della
rotazione.
Sono
state effettuate analisi del terreno volte a mettere in evidenza, in particolare, il
contenuto in sostanza organica, il rapporto C/N e il contenuto in elementi nutritivi (N, P2O5,
K20);
§ Le
peculiarità fertilizzanti in rapporto alle produzioni delle colture praticate.
Per
ognuno delle colture oggetto della sperimentazione sono stati valutati i principali
parametri riguardanti la qualità e la quantità delle produzioni;
§ Eventuali
accumuli di metalli pesanti e altri elementi inquinanti nei terreni e nei vegetali dovuto
allapporto, ripetuto e a diversi dosaggi, di compost.
Per
vedere i principali risultati conseguiti, vai alla pagina Divulgazione
dei risultati.
Premessa
Le
tecniche conservative di lavorazione del terreno rientrano nellottica di una
attività agricola attenta al mantenimento, nel lungo periodo, della fertilità e dunque
della potenzialità produttiva del suolo.
La
loro introduzione nella gestione aziendale potrebbe conseguire un duplice risultato: da un
lato un maggiore rispetto per lambiente e un equilibrato sfruttamento delle risorse
naturali, dallaltro un contenimento dei costi di produzione. Infatti le tecnologie
innovative consentono sia di risparmiare in termini di energia e lavoro, sia di conservare
la fertilità dei suoli, rallentando la velocità di mineralizzazione della sostanza
organica e limitando lerosione negli ambienti collinari.
Fra
le colture agrarie, i cereali autunno-vernini sono quelle che maggiormente si adattano ad
una semplificazione delle tecniche di lavorazione. Tutto ciò rende vantaggioso limpiego
di tecniche di lavorazione che consentono la massima tempestività per sfruttare al meglio
le condizioni ottimali, per un buona riuscita della coltura sotto il profilo sia tecnico
sia economico, in relazione allambiente pedo-climatico e alla specie coltivata.
Nelle
scelte tecniche, alla luce delle direttive comunitarie che prevedono una costante e
progressiva riduzione del prezzo dei prodotti, va considerata la necessità di contenere
il più possibile i costi di produzione senza penalizzare la resa. Importate appare
quindi, la riduzione dei tempi di lavoro, dei consumi energetici e del numero di passaggi
delle macchine. Tutto ciò in funzione anche di una gestione del terreno che mira ad un
mantenimento della fertilità e alla riduzione dei rischi di erosione soprattutto nelle
nostre colline.
Numerose
ricerche indicano come non conveniente la tradizionale aratura profonda, che può essere
sostituita da lavorazioni più superficiali e semplificate quali la discissura, la
lavorazione minima e la non lavorazione, consentendo rese produttive dello stesso ordine
di grandezza.
Obiettivi
delle lavorazioni a basso impatto
Le
tecniche innovative di lavorazione del terreno consentono di attuare i seguenti obiettivi
per ridurre limpatto ambientale e migliorare le caratteristiche dei suoli:
§ concentrare
la sostanza organica
nello strato superficiale esplorato dalle radici;
§ ostacolare
la rapida mineralizzazione della sostanza organica;
§ controllare
e limitare lerosione attraverso una più lunga copertura
vegetale;
§ evitare
il compattamento del suolo, specialmente in occasione di andamenti climatici sfavorevoli
che riducano i tempi utili per le lavorazioni;
§ ottenere
una struttura porosa stabile, soprattutto nei terreni fortemente argillosi di più
difficile lavorabilità.
La
sperimentazione attuale, finanziata dalla Regione Marche, prosegue lattività
iniziata nel 1994 con il progetto Agricoltura a basso impatto ambientale (a supporto
dellapplicazione del Regolamento CEE 2078/92). A tale attività hanno dato il loro
contributo, nel corso degli anni, lASSAM (Agenzia Servizi e Sviluppo nel settore
Agroalimentare nelle Marche) e lA.I.G.A.Co.S. (Associazione Italiana per la Gestione
Agronomica e Conservativa del suolo).
Il
programma, giunto con la campagna 2001-02 al nono anno di sperimentazione, prevede una
serie di attività divulgative tendenti a verificare la fattibilità su scala reale nel
nostro ambiente di sistemi colturali a ridotta intensità di input.
Linserimento
dellattività nellambito del progetto LIFE 99NV/E/308 ha inoltre consentito il
trasferimento di conoscenze tra i partner dei diversi paesi europei finalizzati al
perfezionamento delle tecniche previste anche dai nuovi orientamenti riguardanti lagricoltura
a basso impatto ambientale previsti dalla Politica Agricola Comunitaria.
Schema
sperimentale
Le
prove sono condotte a Tolentino (MC - Marche), su terreni di varia natura (argilloso,
ricco di scheletro e franco-limoso), di diversa giacitura (pianeggiante e collinare) e con
differenti precessioni colturali (bietola e girasole), tutte situazioni rappresentative
della realtà produttiva locale.
Dalla
campagna 2000-2001 è stata aggiunta, una tesi secondaria, relativa allepoca di
semina: anticipata, normale e ritardata.
Sintesi
delle tesi previste nel periodo 1996-2001
Ambiente |
Precessione |
Tecnica |
Epoca |
Collina Pianura |
Girasole Barbabietola |
Discissura
(controllo) Lavorazione
minima Semina
su sodo |
Anticipata Normale Ritardata |
In
particolare, per quello che riguarda le tecniche di lavorazione, sono state
confrontate:
§ discissura
(controllo),
realizzata con un ripuntatore a 5 ancore alla profondità di 30-40 cm e successivo
passaggio di erpice rotante (o con erpice a dischi, qualora le condizioni del terreno lo
consentano);
§ lavorazione
minima,
realizzata contemporaneamente alla semina con una macchina combinata equipaggiata con
erpice rotante abbinato ad una seminatrice a righe universale;
§ semina
diretta su
terreno sodo,
eseguita con una seminatrice specifica.
Mentre
per le epoche di semina,
nel corso dellannata 2001-2002, sono state messe a confronto, ad esempio, le
seguenti date:
§ anticipata (29.10.2001);
§ normale
(26.11.2001);
§ ritardata
(11.12.2001).
La
sperimentazione è realizzata in parcelle della dimensione di 1500 m2 circa,
per un totale di 9 parcelloni (3 tesi Tecnica di lavorazione x 3 tesi Epoca
di semina) in ogni campo sperimentale. In tal modo ogni parcella dispone di una
superficie rilevante per la valutazione del comportamento a pieno campo.
In
campo sono stati rilevati i seguenti parametri:
§ piante
per metro quadrato allemergenza;
§ data
di spigatura;
§ altezza
della pianta alla maturazione;
§ allettamento
a spigatura e a maturazione;
§ numero
di spighe fertili per unità di superficie alla maturazione.
Sul
prodotto raccolto sono
stati determinati:
§ produzione
unitaria di pieno campo;
§ umidità
alla raccolta
§ peso
ettolitrico;
§ peso
dei 1000 cariossidi;
§ componenti
della produzione (spighette e numero di semi per spiga);
§ analisi
qualitative (contenuto proteico e indice di giallo).
I
dati pluriennali delle prove realizzate con diverse precessioni colturali confermano che ladozione
di tecniche che riducono o addirittura eliminano la lavorazione del terreno, eseguite in
condizioni ottimali, aumentano la capacità di lavoro e contribuiscono alla riduzione dellimpatto
ambientale.
Per
vedere i principali risultati conseguiti, vai alla pagina Divulgazione dei risultati.
La
sostanza organica contenuta nel terreno agrario, pur costituendo in termini di peso una
porzione minima dello stesso (in condizioni normali per i nostri suoli, si può andare da
circa 1,0 a 4,0 grammi ogni 100 grammi di peso secco), assume un ruolo così importante da
dover essere considerata elemento fondamentale per la conservazione e lincremento
della fertilità.
La
sostanza organica del suolo si origina, in generale, dai residui organici
i quali, nel terreno, vengono decomposti da un grande numero di specie di microrganismi
(funghi, attinomiceti, batteri), andando incontro ad una serie di profonde trasformazioni.
A seconda delle condizioni in cui tali processi si svolgono, possono prevalere
essenzialmente due tipi di fenomeni:
Þ Mineralizzazione:
tale processo porta ad una completa degradazione della sostanza organica in sostanze
minerali semplici, facilmente assorbibili dalle radici dalle piante che le utilizzano per
costituire nuovamente composti organici;
Þ Umificazione:
tale processo prevede una fase di degradazione della sostanza organica in sostanze più
semplici e una fase di formazione di sostanze più complesse e stabili, che vanno,
genericamente, sotto il nome di humus. Proprio lhumus è la componente
della sostanza organica che esercita i maggiori effetti positivi sul grado di fertilità
del suolo. A sua volta anche lhumus va incontro a processi di mineralizzazione,
anche se in maniera più lenta rispetto alla sostanza organica fresca.
Dallequilibrio
tra i due processi deriva landamento del tenore di sostanza organica del suolo: una
mineralizzazione troppo spinta e/o una bassa umificazione causano un suo più o meno
rapido decremento.
Per
spiegare i meccanismi (alcuni dei quali ancora poco conosciuti!) con cui lhumus
esercita la sua benefica influenza sulle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del
suolo è possibile osservare la tabella seguente:
Azioni
della sostanza organica nel suolo:
Caratteristiche
biologiche |
Þ Costituisce
il substrato su cui possono svilupparsi tutte le forme di vita del suolo,
rendendo possibili tutte quei cicli biologici che fanno dellambiente in cui si trova
la radice un sistema vivo; Þ Direttamente,
contribuisce a liberare nel suolo una serie di sostanze ad azione fitoregolatrice,
in grado di promuovere un corretto sviluppo radicale. |
Caratteristiche
fisiche |
Aumento
della stabilità della struttura del suolo, con conseguente: Þ Aumento
della permeabilità; Þ Aumento
della porosità; Þ Maggiore
capacità di ritenzione idrica; Þ Diminuzione
della resistenza alle lavorazioni meccaniche; Þ Maggiore
resistenza allerosione e alla formazione di crosta superficiale. |
Caratteristiche
chimiche |
Þ Protegge
molti elementi minerali (fosforo, ferro e altri microelementi, etc.) dalla trasformazione
in forme non disponibili per le piante; Þ Protegge
gli elementi nutritivi dalla lisciviazione ad opera delle acque nei periodi piovosi
(trattenendoli in virtù della sua elevata capacità di scambio cationico); Þ Rappresenta
una riserva di sostanze nutritive, gradualmente rese disponibili per le piante con la
mineralizzazione; Þ Contribuisce
al potere tampone del suolo, mantenendone stabile il pH; Þ Adsorbe
le molecole organiche di sintesi dei fitofarmaci, influenzandone lattività
biologica, la mobilità e la velocità di
degradazione. |
In
definitiva possiamo affermare che la sostanza organica svolge un ruolo chiave nel mantenimento dellequilibrio ecologico del
terreno. Rispettare tale equilibrio significa per lagricoltore preservare la
fertilità, dunque agire con lungimiranza a beneficio sia del proprio reddito, sia dellambiente.
IL
COMPOST
Cosè
il compost
Il
compost è un prodotto
derivato dalla trasformazione di rifiuti organici di varia origine, per mezzo di un
processo operato da microrganismi (definito appunto compostaggio). Il nome
compost deriva dal latino compositum, cioè miscelato: infatti,
allorigine del processo del compostaggio cè quasi sempre la miscelazione di
scarti diversi, che possono derivare sia dallattività agricola che da altri settori
(rifiuti domestici, urbani, industriali, ecc.).
Il
processo di compostaggio operato su queste sostanze è del tutto analogo a quello che
avviene a carico dei residui vegetali ed animali che giungono al suolo: a partire da una
matrice organica fermentescibile e instabile si giunge alla produzione di una componente
organica altamente umificata e stabile, dunque in grado di svolgere unazione
positiva sulla fertilità. Il compostaggio è dunque lanello che consente di
chiudere il ciclo della sostanza organica. Il compost, una volta aggiunto al suolo,
diviene fattore di crescita per le piante e fonte di produzione di nuova sostanza
organica. Il processo di compostaggio può essere paragonato a quella serie di
trasformazioni che si svolgono a carico della lettiera del bosco: a partire dai residui
della vegetazione e dalle spoglie si forma gradualmente quello che conosciamo come il
fertile terriccio di bosco.
Il
compostaggio è un processo
noto da millenni alle aziende agricole. Gli agricoltori hanno da sempre posto
a maturare nelle concimaie, i cumuli formati dalle deiezioni del bestiame, dai
residui pagliosi e da ogni scarto organico che potesse provenire dalle attività
aziendali, fino a produrre una sostanza organica parzialmente umificata di alto valore
agronomico, il letame maturo appunto. Questo, una volta distribuito al terreno
agrario, è in grado di produrre tutti i suoi ben noti effetti positivi sulla fertilità.
Il Compost di Qualità
Ovviamente,
non tutti i compost sono uguali. Proprio perché prodotti a partire da rifiuti di origine
tra loro molto diversa, molto variabili sono le caratteristiche chimico fisiche del
prodotto finale. Poiché è ovvio comprendere che il pericolo più grande nellutilizzo
del compost in agricoltura sia quello di apportare al terreno sostanze di rifiuto
potenzialmente nocive o pericolose, sorge allora la necessità di definire quali siano gli
standard chimico-fisici da rispettare affinché possa essere garantito un uso agronomico
del compost privo di ragionevoli rischi. In particolare, molta attenzione viene posta al
contenuto in metalli pesanti, a quello in sostanze inerti non biodegradabili, alla
presenza di patogeni o di sostanze fitotossiche. Inoltre devono essere fornite garanzie in
merito ad un adeguato contenuto di sostanza organica e in particolare di sostanza organica
ben umificata, espressione della corretta maturazione e della stabilità biologica del
compost. Tale requisito è essenziale affinché la sostanza organica esplichi nel suolo i
maggiori benefici.
Il
compost che risponde a tali standard, fissati per legge, offrendo adeguate garanzie per il
suo utilizzo in agricoltura viene definito compost di
qualità.
In
particolare, la principale normativa di riferimento è rappresentata da:
· Decreto
Ronchi (D. L.vo n° 22/97), aggiornato dal D.
M. del 05/02/98;
· Legge.
748/84 sui fertilizzanti, così come modificata dal D.M.
del 27/3/98.
Al
fine di ottemperare agli obblighi previsti dalla legge, si impone perciò la selezione
alla fonte dei rifiuti (alcuni dei quali possono essere compostati, altri no) e un attento
controllo su tutto il processo produttivo.
Il
compost di qualità, proprio in virtù di un attento controllo della filiera di
produzione, è dunque un ammendante,
il
cui commercio è regolato, appunto, dalla normativa sui fertilizzanti. In particolare il
compost si presenta come una valida alternativa al letame, in grado di integrare il
contenuto in humus dei terreni, migliorandone la fertilità.
In
commercio si possono trovare tre tipologie di compost di qualità commerciabile come
ammendante per lagricoltura:
§ ammendante
compostato verde:
prodotto ottenuto attraverso un processo di trasformazione e stabilizzazione
controllato di rifiuti organici costituiti da scarti della manutenzione del verde
ornamentale, residui delle colture, altri rifiuti di origine vegetale con esclusione di
alghe e altre piante marine;
§ ammendante
compostato misto:
prodotto ottenuto attraverso un processo di trasformazione e stabilizzazione
controllato di rifiuti organici che possono essere costituiti dalla frazione organica
degli RSU provenienti da raccolta differenziata, da rifiuti di origine animale compresi i
liquami zootecnici, da rifiuti di attività agroindustriali e da lavorazione del legno e
del tessile naturale non trattati, da reflui e fanghi, nonché dalle matrici previste per
lammendante compostato verde;
§ ammendante
torboso composto: prodotto ottenuto per miscela di torba,
minimo il 50%, con ammendante compostato verde e/o misto.
Per
ciascuna categoria, il D.M. del 27/03/98 fissa i requisiti sintetizzati nella seguente
tabella:
Parametri |
Unità
di misura |
Ammendante
compostato verde |
Ammendante
compostato misto |
Ammendante
torboso composto |
Umidità |
% |
= 0,50 |
= 0,50 |
- |
Ph |
|
6-8,5 |
6-8,5 |
- |
C organico |
% s.s. |
= 30 |
= 25 |
= 30 |
N organico |
% NTK |
= 80 |
= 80 |
= 80 |
Acidi umici e fulvici |
% s.s. |
= 2,5 |
= 7 |
= 7 |
C/N |
|
= 50 |
= 25 |
= 50 |
Torba |
% s.s. |
- |
- |
= 50 |
Metalli pesanti |
|
|
|
|
Cadmio totale |
mg/kg s.s. |
= 1,5 |
= 1,5 |
= 1,5 |
Cromo VI |
mg/kg s.s. |
= 0,5 |
= 0,5 |
= 0,5 |
Mercurio totale |
mg/kg s.s. |
= 1,5 |
= 1,5 |
= 1,5 |
Nichel totale |
mg/kg s.s. |
= 50 |
= 50 |
= 50 |
Piombo totale |
mg/kg s.s. |
= 140 |
= 140 |
= 140 |
Rame totale |
mg/kg s.s. |
= 150 |
= 150 |
= 150 |
Zinco totale |
mg/kg s.s. |
= 500 |
= 500 |
= 500 |
Inerti
|
|
|
|
|
Plastica, diametro = 3,33 mm |
% s.s. |
= 0,45 |
= 0,45 |
= 0,45 |
Plastica, diametro tra 3,33 mm e 10 mm |
% s.s. |
= 0,05 |
= 0,05 |
= 0,05 |
Altri inerti, diam. = 3,33 mm |
% s.s. |
= 0,9 |
= 0,9 |
= 0,9 |
Altri inerti, diam. tra 3,33 mm e 10 mm |
% s.s. |
= 0,1 |
= 0,1 |
= 0,1 |
Plastica o altri inerti = 10 mm |
% |
assenti |
assenti |
assenti |
Patogeni
|
|
|
|
|
Salmonelle |
in 25 g |
assenti |
assenti |
assenti |
Enterobacteriacee |
UFC/g |
= 1,0 x 102 |
= 1,0 x 102 |
= 1,0 x 102 |
Streptococchi fecali |
MPN/g |
= 1,0 x 103 |
= 1,0 x 103 |
= 1,0 x 103 |
Nematodi |
MPN/50 g |
assenti |
assenti |
assenti |
Trematodi |
MPN/50 g |
assenti |
assenti |
assenti |
Cestodi |
MPN/50 g |
assenti |
assenti |
assenti |
In
sintesi, si può dire che il compost di qualità è il risultato del riciclaggio di
sostanze di rifiuto, operato al fine di ottenere sostanza organica stabile e di buona
qualità da apportare nel terreno. In tal modo esso trasforma gli stessi rifiuti in
potenziali risorse per la nostra agricoltura.
SITWEB0201COSMARI
[1] Tali residui possono essere
rappresentati dai resti delle colture agrarie, della flora spontanea, dalle deiezioni
animali, dalle spoglie della fauna del suolo e dei batteri, ecc.
[2] Tra i principali fattori che
influenzano il processo di degradazione della sostanza organica si possono citare il tipo
di residui, la varietà di specie di microrganismi presenti, il livello di ossigeno nel suolo, lumidità, la
temperatura, ecc..