Controlli ambientali nell’attività dell’impianto
Vengono regolarmente effettuati tutti i controlli ambientali sul funzionamento dello stesso. In particolare sulla linea di incenerimento si effettuano: controlli con apparecchiature in continuo dei macro inquinanti previsti dalla Regione affidati all'Osservatorio Geofisico di Macerata; controlli periodici sulle emissioni al camino per i microinquinanti (diossine, metalli pesanti, ecc.), affidati al CNR, per il tramite dell'Università di Camerino e recentemente alla società Ecochimica Romana; controlli della AUSL sulle emissioni al camino e sulle postazioni fisse ubicate nelle immediate vicinanze dell'impianto (secondo la rete di monitoraggio approvata dalla Provincia).
Ad oggi tutti i controlli diretti o indiretti hanno dato esito negativo, per cui l'impianto e le sue emissioni in atmosfera rientrano ampiamente nei limiti di Legge e in quelli restrittivi dettati dal CRIAM.
Sia il Consorzio, con propri laboratori convenzionati, che la AUSL di Macerata, effettuano continui controlli sulle acque di scarico dei depuratori interni all'impianto.
Caratteristiche riguardanti gli inquinanti rilevati in continuo
Polveri
Gli inquinanti atmosferici chiamati "particolato" o "materiale particellare" includono polvere, fumo, microgocce di liquido di origine inorganica e organica, in sospensione nell’aria, emesse direttamente in atmosfera da sorgenti quali industrie, centrali termoelettriche, autoveicoli, cantieri, e le polveri trasportate del vento.
Hanno una composizione molto varia: metalli, fibre di amianto, sabbie, ceneri, solfati, nitrati, idrocarburi policiclici pesanti, polveri di carbone e di cemento.
La loro tossicità è legata alla composizione chimica, al potere adsorbente e alla dimensione.
Le polveri hanno effetti sulla respirazione, incluso l'aggravamento di patologie respiratorie e cardiovascolari, le alterazioni del sistema immunitario, il danno al tessuto polmonare, l'aumento dell'incidenza di patologie tumorali e la morte prematura.
Anidride solforosa (SO2)
E’ un gas incolore, non infiammabile, dall’odore pungente, molto solubile in acqua.
L'emissione naturale di biossido di zolfo proviene principalmente dai vulcani, mentre l'emissione antropogenica deriva dal riscaldamento domestico, dai motori alimentali a gasolio, dagli impianti per la produzione di energia ed in generale dalla combustione di carbone, gasolio ed oli combustibili contenenti piccole percentuali di zolfo. In atmosfera il biossido di zolfo si ossida ad acido solforico, ed è quindi coinvolto nei processi di acidificazione dell'atmosfera e di formazione di piogge acide.
Il biossido di zolfo ha effetto irritante sulle prime vie aeree e può causare costrizione dei bronchi in soggetti predisposti. L'esposizione ad SO2 puo’ determinare effetti a carico dell'apparato respiratorio quali polmonite, bronchiti, tracheiti.
Ossidi di azoto (NOx)
In atmosfera sono presenti sia il Monossido di Azoto (NO), sia il Biossido di Azoto (NO2).
Il Biossido di Azoto è un gas di colore rosso bruno, dall’odore pungente ed altamente tossico e corrosivo. E’ un inquinante secondario che si produce per ossidazione del Monossido di azoto, di limitata tossicità.
Le emissioni naturali di NO comprendono i fulmini, gli incendi e le emissioni vulcaniche; le emissioni antropogeniche sono principalmente dovute ai trasporti, all'uso di combustibili per la produzione di elettricità e di calore ed, in misura minore, alle attività industriali. Gli ossidi di azoto si formano per reazione dell'ossigeno con l'azoto nel corso di qualsiasi processo di combustione che avvenga in aria e ad elevata temperatura.
Fra gli ossidi di azoto (NOx), il biossido NO2 è l'unico composto di rilevanza tossicologica. Il suo effetto è sostanzialmente quello di provocare un'irritazione dell'apparato respiratorio. L’esposizione continua a concentrazioni elevate puo’ causare bronchiti, edema polmonare, enfisema.
Composti organici volatili (COV)
Il numero dei composti organici volatili osservati in atmosfera, sia in aree urbane sia remote, è estremamente alto e comprende oltre agli idrocarburi (composti contenenti soltanto carbonio e ossigeno) anche specie ossigenate quali chetoni, aldeidi, alcoli, acidi ed esteri.
Lo stato di aggregazione (solido, liquido e gassoso) in cui possono presentarsi e la loro reattività dipendono dalla diversa struttura molecolare.
Le emissioni naturali dei composti comprendono l'emissione diretta dalla vegetazione e la degradazione del materiale organico; le emissioni antropogeniche sono principalmente dovute alla combustione incompleta degli idrocarburi, all'evaporazione di solventi e carburanti, e alle industrie di trasformazione.
I composti organici volatili, generalmente definiti come C.O.V., (o come S.O.V., sostanze organiche volatili) costituiscono una classe molto ampia di composti caratterizzati da un’alta tensione di vapore. Viene definito come C.O.V. qualsiasi composto organico che abbia a 293,15K una tensione di vapore di 0,01 kPa o superiore, oppure che abbia una volatilità corrispondente in condizioni particolari d’uso.
I C.O.V. sono diffusamente impiegati nelle attività industriali, e possiedono caratteristiche chimico-fisiche tali da poter essere utilizzati come:
- - dissolventi di materie prime e materiali in genere;
- - mezzi di dispersione;
- - correttori di viscosità o di tensione superficiale;
- - plastificanti;
- - conservanti;
- - agenti di pulizia.
Tuttavia, proprio in relazione a quelle peculiarità che li rendono particolarmente utili per vari impieghi industriali, sono da ritenersi come una possibile fonte di vincolo per la salute dell’uomo. In considerazione di questo aspetto, nella pratica dell’igiene industriale, i C.O.V. sono soggetti a condizioni di confinamento ed in seguito al loro impiego non vengono mai completamente dispersi nell’ambiente bensì, più correttamente, vengono raccolti ed evacuati in modo controllato mediante un camino o un dispositivo di abbattimento o, quando risulta possibile, più vantaggiosamente recuperati per il riutilizzo.
In caso di tossicità acuta: nell’uomo per esposizione ad alte concentrazioni dei vapori può provocare irritazione agli occhi, naso e gola, sonnolenza, vertigini e debolezza muscolare.
Per prolungate esposizioni (tossicità cronica), può provocare effetti sul sistema nervoso centrale con nausea, vomito, anoressia, debolezza generale.
Può anche avere effetti sul sistema nervoso centrale dei feti di donne esposte alla sostanza durante la gravidanza.
Monossido di carbonio (CO)
Il monossido di carbonio è un gas incolore ed inodore. In natura è prodotto da fonti naturali, quali l'ossidazione atmosferica di metano e di altri idrocarburi normalmente emessi nell'atmosfera, le emissioni da oceani, paludi, incendi forestali, acqua piovana e tempeste elettriche.
Inquinante tipico delle aree urbane, proviene principalmente dai gas di scarici degli autoveicoli e aumenta in relazione a condizioni di traffico intenso e rallentato. E’ inoltre emesso dagli impianti di riscaldamento e da processi industriali come la raffinazione del petrolio, la produzione di acciaio e ghisa, l’industria del legno e della carta.
Il monossido di carbonio viene assorbito rapidamente negli alveoli polmonari. Combinandosi con l'emoglobina del sangue (la sua affinità con la stessa risulta essere circa 200-300 volte maggiore di quella dell’ossigeno) inibisce il trasporto dell'ossigeno ai tessuti, ai muscoli e al cervello, con conseguenti effetti acuti ( senso di affaticamento, sonnolenza, mal di testa) e alla lunga effetti cronici (diminuzioni delle prestazioni fisiche ed intellettuali, aumento di cardiopatie e disturbi circolatori).
Acido cloridrico (HCl)
Gas incolore, di odore soffocante, infiammabile, chimicamente molto stabile e corrosivo.
L'acido cloridrico si liquefa’ alla pressione di 82,58 bar ed alla temperatura critica di 31,4°C; è solubile in acqua ed in molti solventi organici o minerali.
L'acido cloridrico ha, allo stato di vapore, azione irritante sulle mucose, sulla congiuntiva sulla faringe, ed azione ustionante. La concentrazione massima ammissibile raccomandata nei luoghi di lavoro con esposizione di 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana è di 5 ppm in volume nell'aria.
Allo stato perfettamente secco ed a temperatura ordinaria, è corrosivo solo nei riguardi di diversi materiali, quali acciaio inossidabile, alluminio e sue leghe, magnesio e sue leghe, mentre non attacca acciaio, ghisa, nichel, rame, piombo ed altri metalli.
In presenza di umidità, anche in tracce modeste, corrode la maggior parte dei metalli ed occorre l'impiego di materiali speciali, quali nickel, per resistere a tale azione.
Per conseguenza, tutte le installazioni a contatto di acido cloridrico devono presentare atmosfere particolarmente anidre e recipienti destinati a contenere lo stesso acido devono essere perfettamente ermetici.
Diossine
Con il termine “diossine” si considera un’ampia classe di microinquinanti, comprendente 75 composti congeneri di policlodibenzodiossine e 135 composti congeneri di policlorodibenzofurani.
Si tratta di composti organici aromatici alogenati, indicati con il termine PCDD/Fs, con proprietà chimico-fisiche simili e variabili con il numero e la posizione degli atomi di alogeni sostituenti.
Le principali fonti di diossine sono: l’incenerimento di rifiuti, i forni ad arco elettrico per la produzione di acciaio, le combustioni diesel e di benzina con piombo, la fusione secondaria di alluminio, la combustione di legno residenziale e i forni per la produzione del cemento.
Idrocarburi (HC)
Sono composti solo formati da atomi di idrogeno e carbonio. Il loro stato di aggregazione dipende dal numero di atomi di carbonio presenti nella struttura molecolare. Sono i precursori di inquinanti secondari come l’ozono e altri ossidanti.
In natura derivano da decomposizione di materia organica, in misura minore da attività geotermica e da combustioni spontanee.
Le fonti antropiche principali sono il traffico, diversi processi industriali e gli impianti di combustione.
Gli idrocarburi in atmosfera interagiscono con gli atomi di ossigeno formando composti ossidati e radicali liberi, che a loro volta reagendo con gli NO, provocano la formazione di Ozono troposferico.
Decreto Legislativo 11 maggio 2005, n. 133
Attuazione della direttiva 2000/76/CE, in materia di incenerimento dei rifiuti. |
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ALLEGATO 1
Norme tecniche e valori limite di emissione per gli impianti di incenerimento di rifiuti |
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Valori di emissione medi su 30 minuti |
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100% (A) |
97% (B) |
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100% (A) |
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a) Polveri totali |
30 mg/m3 |
10 mg/m3 |
b) Sostanze organiche sotto forma di gas e vapori, espresse come carbonio organico totale (TOC) |
20 mg/m3 |
10 mg/m3 |
c) Composti inorganici del cloro sotto forma di gas o vapore, espressi come acido cloridrico (HCI) |
60 mg/m3 |
10 mg/m3 |
d) Composti inorganici del fluoro sotto forma di gas o vapore, espressi come acido fluoridrico (HF) |
4 mg/m3 |
2 mg/m3 |
e) Ossidi di zolfo espressi come biossido di zolfo (SO2) |
200 mg/m3 |
50 mg/m3 |
f) Ossidi di azoto espressi come biossido di azoto (NO2) (3) |
400 mg/m3 |
200 mg/m3 |
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| (3) Fino al 1° gennaio 2010, l'autorità competente può concedere deroghe al rispetto del valore limite di emissione degli ossidi di azoto per impianti di incenerimento di rifiuti urbani esistenti alla data del 14 febbraio 1998, di capacità nominale fino a 16 t7ora, purché l'autorizzazione preveda che i valori medi sui 30 minuti non superino 600 mg/m3 per la colonna A o 400 mg/m3 per la colonna B. |
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VALORI LIMITE DI EMISSIONE IN ATMOSFERA
Valori di emissione medi giornalieri |
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a) Polveri totali (1) |
10 mg/m3 |
b) Sostanze organiche sotto forma di gas e vapori, espresse come carbonio organico totale (TOC) |
10 mg/m3 |
c) Composti inorganici del cloro sotto forma di gas o vapore, espressi come acido cloridrico (HCI) |
10 mg/m3 |
d) Composti inorganici del fluoro sotto forma di gas o vapore, espressi come acido fluoridrico (HF) |
1 mg/m3 |
e) Ossidi di zolfo espressi come biossido di zolfo (SO2) |
50 mg/m3 |
f) Ossidi di azoto espressi come biossido di azoto (NO2) (2) |
200 mg/m3 |
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(1) Fino al 1° gennaio 2008, l'autorità competente può concedere deroghe relativamente alle polveri totali per impianti di incenerimento di rifiuti urbani esistenti alla data del 14 febbraio 1998, purchè l'autorizzazione preveda che i valori medi giornalieri non superino 20 mg/m3
(2) L'autorità competente può concedere deroghe relativamente al valore limite di emissione degli ossidi di azoto (NOx) per i seguenti impianti di incenerimento di rifiuti urbani esistenti alla data del 14 febbraio 1998:
a) impianti con capacità nominale superiore a 6 t/h, purché l'autorizzazione preveda che il valore medio giornaliero non superi 400 mg/m3:
- fino al 1° gennaio 2010, per quelli di capacità nominale superiore a 6 t/ora ma inferiore a 16 t/ora
- fino al 1° gennaio 2008, per quelli di capacità nominale superiore a 16 t/ora, ma che non scaricano acque reflue;
b) fino al 1° gennaio 2008 per impianti con capacità nominale pari o inferiore a 6 t/ora, purché l'autorizzazione preveda che il valore medio giornaliero non superi 500 mg/m3 |
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